Spinaci, fonte invernale di provitamina A

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Lo spinacio (Spinacia oleracea L.) appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae è una pianta erbacea originaria dell’Asia, ma conosciuta in Europa sin dall’antichità. E’ una specie che si adatta bene alle basse temperature e la troveremo nei mercati italiani sino a giugno.

La produzione nazionale di spinaci nel 2012 è stata di 631mila quintali (dati Istat); le regioni che detengono il primato produttivo sono Emilia Romagna (27%) e Lazio (15%). I dati Fao relativi al 2011 ci classificano in terza posizione europea per produzione dopo Francia e Belgio.

In poco più di 30kcal per 100g, gli spinaci racchiudono elevatissime quantità di vitamina C e betacarotene, un antiossidante precursore della vitamina A, che apporta sostanze polifenoliche utili a ridurre i radicali liberi e a prevenire i danni cellulari. Gli spinaci sono tra le fonti principali di folati, molecole che aiutano la corretta proliferazione cellulare senza danni al Dna, ma che purtroppo vengono facilmente degradati dai processi di conservazione e cottura.

Una caratteristica nutrizionale degli spinaci (in generale degli ortaggi a foglia) è l’importante contenuto di nitrati (più di 2.500mg/kg). I nitrati sono composti a base di azoto, che nel nostro organismo espletano diverse funzioni. Il problema però è l’ingestione in elevate quantità, in quanto i nitrati vengono convertiti in nitriti, dando luogo alla formazione di nitrosammine, composti potenzialmente cancerogeni. La loro presenza non è limitata alle specie vegetali, perché i nitriti e nitrati di sodio e potassio sono anche dei comuni additivi (conservanti, antimicrobici) che si riscontrano prevalentemente in carni trasformate e sono le specie “artificiali” che più preoccupano rispetto all’apporto totale di nitrati con la dieta.

Fonte: coldiretti

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