Fruttosio: ecco perché favorisce aumento di peso

20130201-161226.jpgA differenza del glucosio, il consumo fruttosio determina un minore flusso sanguigno verso le aree cerebrali che controllano il senso di sazietà ed anche una ridotta produzione di ormoni metabolici.

Questi i risultati ottenuti dai ricercatori della Yale University School of Medicine, i quali hanno dimostrato alcuni fattori neurofisiologici che potrebbero spiegare l’effetto del consumo di fruttosio sull’aumento di peso corporeo.

Nello studio, 22 individui metabolicamente sani sono stati sottoposti a risonanza magnetica per immagini per individuare gli effetti di fruttosio e glucosio sulla funzionalità cerebrale. I ricercatori hanno quindi osservato che a seguito dell’ingestione di glucosio determinava una maggiore riduzione del flusso sanguigno cerebrale rispetto al fruttosio. L’assunzione di glucosio favoriva inoltre la connettività funzionale tra ipotalamo, talamo e striato. Diversamente il fruttosio determinava una connettività funzionale solamente tra ipotalamo e talamo.

Inoltre, il flusso sanguigno attraverso le aree cerebrali che controllano le sensazioni di appetito e di gratificazione associata al cibo (ipotalamo, talamo, insula, nucleo cingolato anteriore e striato) era ridotta dopo il consumo di glucosio, mentre l’assunzione di fruttosio determinava una riduzione del flusso in distinte aree cerebrali, non direttamente coinvolte nell’elaborazione delle sensazioni associate al cibo, tra queste: l’ippocampo, i nuclei cingolato posteriore e fusiforme e la corteccia visiva. Infine, l’assunzione di fruttosio determinava un minore picco di livello di glucosio nel sangue, di insulina e del polipepetide simile al glucagone.

Queste differenze neurofisiologiche e ormonali potrebbero dunque spiegare la tendenza all’aumento di peso associata alle diete ricche in fruttosio, dovuta appunto ad anomalie metaboliche e comportamentali.

Fonte: obesità.it
Source:Page KA, Chan O, Arora J et al. Effects of fructose vs glucose on regional cerebral blood flow in brain regions involved with appetite and reward pathways. JAMA. 2013

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