Olio extravergine d’oliva: meglio se “made in Italy

L’ “oro italiano” alla base della dieta mediterranea
Il nostro paese, tra Toscana, Puglia ed altre regioni del Sud, vanta ben 27 eccellenze

Dieta “mediterranea” non è se non include l’utilizzo come condimento dell’unico grasso aggiunto veramente benefico per l’organismo: l’olio extravergine d’oliva.
Recenti studi hanno confermato come il consumo di 60 ml al giorno di questo grasso monoinsaturo non solo migliori l’equilibrio del colesterolo – di quello buono come di quello cattivo – ma diventi prezioso alleato nella lotta contro il cancro e le malattie cronico-degenerative, grazie ai composti polifenolici antiossidanti (acido protocatecuico ed
oleoeuropeina) di cui è ricco.

Potente elisir sì, ma da preferire se prodotto nel nostro paese: l’extravergine italiano vanta qualità assenti nelle produzioni estere. Nell’attesa bipartisan di una “legge salva-olio”, la Coldiretti ad agosto ha accolto entusiasta una norma (art. 43, comma 1 bis) contenuta nel Decreto Sviluppo, sugli oli di oliva extravergini etichettati con la dicitura “Italia” o “italiano”. Si ritengono conformi a questa categoria solo oli con contenuto in metil esteri degli acidi grassi ed etil esteri degli acidi grassi (composti chimici presenti nelle olive di bassa qualità o andate a male) minore o uguale a 30 mg/Kg (il limite attuale è 75 mg/kg).

Quando un olio supera i predetti valori, l’impresa cade sotto la sorveglianza delle autorità nazionali competenti. La norma inoltre include i panel test, a fini probatori, nei procedimenti giurisdizionali.

La provenienza “made in Italy” dell’extravergine diventa finalmente più “trasparente”, a vantaggio della salute dei consumatori e della serietà di produttori che non spacciano per locali oli di olive straniere (spagnole, greche e tunisine) importati a prezzi più bassi. Proprio la mancanza di trasparenza sull’origine dell’olio italiano, quasi sempre frutto di miscele straniere, ha determinato nel 2012 un forte crollo dei prezzi alla produzione. Moltissime sono state le frodi e le adulterazioni scoperte dalle Forze dell’Ordine.

La differenza rispetto ad oli di scarsa qualità si nota. Occorre tener presente che un buon olio extravergine d’oliva deriva a sua volta da buone olive, da difficili e costose tecniche di lavorazione e raramente è acquistabile nella grande distribuzione a prezzi modici (4-5 euro).
Non solo la selezione dei punti vendita quindi, ma anche l’educazione all’assaggio potrebbe essere un buon metodo per aiutare i consumatori a “difendersi da soli” dalle frodi: le sensazioni organolettiche trasmesse da un buon olio italiano su di una fetta di pane sanno essere più esplicite di qualsiasi dicitura in etichetta.

Fonte: Informa -ecologia del benessere-

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