Dai pediatri il decalogo sulle false allergie al latte

Un decalogo che smitizza credenze false e chiarisce le implicazioni vere dell’allergia alle proteine del latte.Lo presentano i pediatri della Sip (Societa’ italiana di pediatria) riuniti a Roma per il 68° congresso nazionale.

Negli ultimi anni, spiegano gli esperti, sono aumentate le diagnosi di allergie e intolleranze al latte e alle sue proteine, ma spesso si tratta di ‘autodiagnosi’, di ‘percezioni’ riferite dai pazienti e non confermate dal ”test di carico orale positivo”. Dati ottenuti da studi trasversali hanno dimostrato una prevalenza tra lo 0,6 e il 2,5% nei bambini in eta’ prescolare, dello 0,3% tra i 5 e i 16 anni di eta’ e meno dello 0,5% negli adulti, mentre i primi risultati del progetto EuroPrevall (che coinvolge oltre a partner europei anche Russia, Ghana, India e Cina) collocano allo 0,9% la prevalenza (confermata da challenge alimentare orale su 10 coorti neonatali). Ecco allora dieci vero/falso per aiutare i genitori ad orientarsi, presentato da Alessandro Fiocchi, responsabile del Dipartimento di Allergologia Pediatria dell’Ospedale Macedonio Melloni di Milano. E vero, ad esempio, che l’allergia alle proteine del latte vaccino puo’ influire sulla qualita’ di vita dei bambini, dal rapporto col cibo a quello con i compagni di scuola, all’autostima al rapporto col proprio corpo. Cosi’ come e’ confermato che possa essere causa di asma, anche se non e’ frequente (fattore peraltro che puo’ prolungare la durata dell’allergia). Ai bambini sotto i 24 mesi cui venga diagnosticata, poi, e’ consigliato un latte sostitutivo. Ma e’ falso, si legge ancora nel decalogo, che l’allergia si possa diagnosticare semplicemente con un prik test positivo (cosi’ come non ne basta uno negativo per escluderla), o che possa guarire prima se si sottopone il bambino a piccole quantita’ di latte. Cosi’ come non e’ vero che tutti gli allergici lo siano anche alla carne bovina (lo e’ solo il 20% dei casi, tra i piu’ gravi). (ANSA)

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