Alimenti a misura di bambino: perché sono diversi da quelli degli adulti. Il decalogo del pediatra Gian Vincenzo Zuccotti

«La nutrizione infantile non consiste nel proporre al bambino alimenti “più piccoli” rispetto a quelli degli adulti, ma “adeguati alle loro esigenze”». Questo concetto espresso in modo chiaro da Vincenzo Zuccotti, direttore del dipartimento Materno-infantile dell’Ospedale Sacco di Milano non è sempre così scontato per i molti genitori che considerano il loro bimbo un adulto formato mignon. «Il piccolo – continua Zuccotti – ha esigenze nutrizionali specifiche per la crescita ed è un soggetto esposto a rischi tossicologici, metabolici e biologici diversi da quelli dei grandi».

Il tema è stato affrontato diffusamente nel corso di un’interessante relazione intitolata “Alimenti a misura di bambino: un decalogo” presentato  a Milano un mese fa nel corso delle Giornate di nutrizione pratica Nutrimi.

 Il bambino ha fabbisogni nutrizionali che cambiano con l’età, ha caratteristiche fisiologiche specifiche, ma è anche molto “sensibile” dal punto di vista della prevenzione delle malattie nella vita adulta. Per questo, le attuali linee guide prevedono diktat come l’allattamento materno fino a 6 mesi e lo svezzamento non prima del quarto mese e non oltre il sesto.   

Da 0 a 3 anni il piccolo però è anche un soggetto fragile: l’organismo ha una maggior percentuale di acqua, è maggiore il rapporto tra il volume encefalico e il peso, le funzioni depurative epatiche e renali non sono efficientissime (gli organi sono ancora immaturi).

 Per questo motivo fino ai 2 anni tutte le sostanze ingerite con gli alimenti sono metabolizzate in modo diverso rispetto all’adulto (ad esempio nei primi 6 mesi i metalli sono assorbiti di più). Allo stesso modo, il maggior flusso di sangue al cervello e la minore “impermeabilità” della barriera encefalica fanno sì che che il neonato sia più esposto a livello cerebrale a sostanze dannose, soprattutto se idrosolubili.

 La sicurezza a tavola diventa quindi un tema cruciale, tanto che la legislazione prevede disposizioni specifiche per gli alimenti destinati a un’alimentazione particolare (ADAP) e specifici per lattanti e bambini fino a 3 anni come il latte in polvere e i baby food. I prodotti per la prima l’infanzia devono quindi essere riconoscibili dal consumatore e indicare chiaramente il momento di introduzione nella dieta del bambino (per esempio dal 4° al 6° mese). Gli alimenti per l’infanzia devono possedere precise caratteristiche che si possono riassumere in 10 regole.

 1 – Avere un contenuto di macro e micro nutrienti adeguati. Ci sono legislazioni ad hoc che ne definiscono le caratteristiche essenziali: la direttiva 141/CE del 2006 sul latte di formula; la direttiva 96/5 CE sugli alimenti a base di cereali e i baby food in genere.

2 – Essere specifici per l’età del bambino (per lattanti, baby food fino ai tre anni di vita) ed essere preparati con materie prime e ingredienti adeguati.

3 – Garantire la sicurezza igienica. Vanno sottoposti a controlli microbiologici per evitare il rischio di tossinfenzioni e rispettare la catena del freddo. Nel caso di alimenti freschi, è importante scegliere cibi di stagione e locali (più lungo è il trasporto, maggiore la possibilità di contaminazione).

 4 – Garantire la sicurezza tossicologica.L’assenza di metalli, sostanze aromatiche e altri composti nocivi è garantita da una legislazione specifica per l’infanzia più restrittiva rispetto a quella generale (per esempio non devono esserci residui di antiparassitari superiori a 0,01 mg/kg, non devono conenere OGM e il tenore di nitrati ammessi nel prodotto fresco è di 3000-2500 mg/kg per gli spinaci; 2500-4500 mg/Kg per la lattuga mentre negli omogeneizzati è di 200 mg/kg).

5 – Garantire un apporto costante delle adeguate quantità di nutrienti e dosi. 

6 –  Possedere caratteristiche organolettiche in grado di rendere il cibo appetibile per le caratteristiche anatomiche del piccolo (con omogeneizzazione, frantumazione delle fibre, assenza di aria inglobata…).   

7 –  Essere preparati in modo da garantire la sicurezza ed evitare la perdita di nutrienti. La cottura deve essere completa fino al cuore dell’alimento (74° C); il riscaldamento dei cibi pronti in forno o in padella deve avvenire ad alta temperatura; il forno a microonde è adeguato per scongelare e riscaldara i cibi rapidamente, ma attenzione al corretto utilizzo per garantire l’eliminazione di microrganismi o tossine; la bollitura va limitata per ridurre la perdita di vitamine e minerali nell’acqua.

 8 –  Conservare in modo adeguato e acquistare pochi prodotti per volta, solo di stagione e locali. Lavare con cura la verdura e sbucciare la frutta. Non lasciare a temperatura ambiente la carne e il pesce a lungo, ma conservarli in recipienti chiusi, nella parte più fredda del frigorifero (tra 0° e 4° C), separati da altri cibi. Lavare con cura le mani e gli utensili dopo la prepazione di carne e pesce e tra le varie operazioni. Meglio preferire i pesci piccoli (meno contaminati da metalli) a quelli grossi (tonno, spada) o di fondale (platessa).

 9 –Variare il menu (per tipo di alimento, qualità e anche, in caso di cibi confezionati, le marche) per evitare l’eventuale accumulo di uno stesso contaminante. 

 10  – Leggere l’etichetta: i coloranti nei baby food sono vietati, ma anche dopo i 3 anni è meglio preferire gli alimenti con meno additivi (anche aromi e conservanti).  

 

Fonte: il fatto alimentare, Mariateresa Truncellito.

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