Che cosa fare se l’intestino è troppo pigro


Non se ne parla volentieri. 
Tutto ciò che riguarda l’intestino non è ritenuto argomento di conversazione brillante e soffrire di stitichezza è un problema vissuto con imbarazzo, da tacere. Forse proprio in questo sta la spiegazione dei risultati di un?indagine condotta su circa 900 pazienti con stipsi cronica: secondo i dati raccolti da Doxa Pharma, in 39 Centri di gastroenterologia del Paese, per lo studio LIRS (Laxative Inadequate Relief Survey), la qualità di vita di chi ha questo disturbo è piuttosto compromessa e i disagi riferiti sono simili a quelli di chi soffre di una malattia cronica. Un’esagerazione? No, a sentire i racconti dei pazienti intervistati. Che sono, sì, la punta di un iceberg (arrivano da centri di riferimento, per cui la loro stitichezza è particolarmente seria), ma che non rappresentano una fetta esigua di popolazione: secondo le stime degli esperti, infatti, dal 15 al 20% delle persone soffre di costipazione cronica e solo in un caso su quattro in forma lieve.

Ma che cos?è esattamente la stitichezza, o stipsi, o costipazione? «Innanzitutto, è bene sgombrare il campo dall’equivoco più frequente sull’argomento: si parla di stitichezza cronica non solo quando il numero di evacuazioni è inferiore a tre alla settimana, come molti credono ancora ? precisa Vincenzo Stanghellini, direttore del Dipartimento di Medicina interna e gastroenterologia al Policlinico Universitario Sant’Orsola di Bologna ?. Ci sono pazienti che soffrono di stipsi che vanno in bagno perfino tre volte al giorno: oggi infatti si fa diagnosi di stipsi cronica se in almeno un’evacuazione su quattro si avvertono fastidi come feci dure e aride, sforzo eccessivo, sensazione di svuotarsi in modo incompleto o un’impressione di ostruzione e pesantezza all?addome che viene solo in parte risolta dalla defecazione».

Nell’80% dei casi a soffrire di costipazione cronica sono le donne, in media signore intorno ai 50 anni di età che fanno i conti con le loro difficoltà da oltre 15 anni. «Esistono motivi biologici che spiegano la maggior suscettibilità femminile alla stipsi ? spiega Stanghellini ?. Si è visto, per esempio, che queste pazienti esprimono un maggior numero di recettori per il progesterone sulla muscolatura liscia dell’intestino: l’ormone, che serve a rilasciare i muscoli delle tube ovariche, rende infatti l’intestino “pigro”, cioè meno capace di contrarsi nei movimenti peristaltici necessari a sospingere le feci e farle procedere. Il risultato è che le donne diventano stitiche più facilmente degli uomini». Anche i fattori psicologici hanno certamente un loro peso: stress, ansia e depressione, assai più frequenti nel sesso femminile, peggiorano il modo in cui i sintomi vengono percepiti. Senza contare le difficoltà legate allo stile di vita contemporaneo, per cui ci vorrebbe un intestino a comando: con le nostre attività frenetiche c’è sempre meno tempo per andare in bagno con tranquillità, ma trattenersi quando sarebbe il momento giusto alla lunga può creare qualche problema di stitichezza.

Qualunque sia l’origine, se le difficoltà diventano la norma, la qual

ità di vita cola a picco: in un caso su due i pazienti giudicano “non buona” la propria salute e sentono peggiorare i sintomi col passare degli anni. L’indagine Doxa mostra anche che i pazienti che soffrono di stipsi si ritengono malati cronici, con limitazioni simili a quelle di chi ha l’ipertensione, l’artrosi o l’emicrania; da un terzo alla metà di chi ha una stipsi di grado moderato patisce perché si sente gonfio fino a scoppiare, ha la pancia pesante e lo stimolo ad evacuare senza però riuscirci. Chi è stitico, inoltre, prova un disagio fisico continuo e si imbarazza perché deve andare spesso in bagno restandoci a lungo o anche perché, dovendosi trattenere quando avrebbe lo stimolo, si sente gonfio e ha bisogno di liberare aria. I pazienti poi sono preoccupati di dover cambiare le loro abitudini o fare attenzione alla dieta, di non sapere quando potranno o dovranno andare in bagno e tanti temono che i sintomi peggiorino ulteriormente. «Alcuni intervistati hanno detto che il loro corpo “funziona male”, che l’intestino è importante ma è qualcosa di “poco pulito”: sentire che una parte così “critica” del proprio organismo è in qualche modo fuori controllo comporta sofferenze reali, da non sottovalutare ? osserva Rosario Cuomo, docente di 

gastroenterologia dell’Università Federico II di Napoli ?. Così moltissimi fanno fatica a gestire la loro vita e il problema arriva a condizionarli nella quotidianità, provocando un disagio emotivo che instaura un circolo vizioso e peggiora ulteriormente la situazione. Tutto questo ha ripercussioni consistenti anche sulla vita sociale: si tratta di persone che si assentano dal lavoro o vanno in ufficio pur sentendosi male, e che per questo producono di meno.

L’indagine ad esempio ha stimato che i pazienti con stipsi perdono in media da una a quattro ore di lavoro alla settimana, a seconda della gravità del disturbo, e che una stitichezza di grado lieve comporta una riduzione del 20 per cento della capacità lavorativa, che arriva al 35 per cento nei casi più seri. Valutando il costo economico di tutto questo, si è stimato che per i pazienti gravi si perdono 1.500 euro l’anno per l’assenteismo e tre volte tanto per la mancata produttività quando si lavora convivendo con un disagio, il cosiddetto “presenteismo” (cioè l?ansia di andare comunque in ufficio anche se si sta poco bene). Costi indiretti, ma non per questo meno rilevanti delle spese dirette sostenute per curare la stitichezza». Che forse occorre iniziare a considerare come un problema reale, di cui parlare apertamente. «Soprattutto bisognerebbe evitare di banalizzare il disturbo, sopportando i fastidi senza intervenire o provando e riprovando cure fai da te: spesso e volentieri nella stipsi cronica si “scivola” per trattamenti inadeguati o comportamenti sbagliati, come non andare in bagno quando si ha lo stimolo perché non si può o si ha fretta per altri motivi» osserva Guido Basilisco, gastroenterologo all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Per evitare la stitichezza, allora, bisognerebbe quantomeno iniziare ad “ascoltare” di più la nostra pancia, prendendoci tempo per una funzione corporea che non è affatto, o almeno non sempre, scontata e “semplice” e non deve, nei limiti del possibile, essere rinviata o soppressa.

Fonte: Corriere della sera

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