Approvate dal Parlamento Europeo nuove regole per l’etichettatura di succhi e nettari di frutta

Dal Parlamento Europeo è in arrivo una nuova regolamentazione per l’etichettatura dei succhi e nettari di frutta.

L’Assemblea plenaria di Strasburgo ha infatti votato la proposta di riforma della direttiva 2001/112, al fine di bandire l’utilizzo di nomi o indicazioni potenzialmente ingannevoli per il consumatore.

Prima di entrare in vigore, le nuove norme sull’etichettatura già concordate tra Parlamento e Consiglio dovranno essere formalmente adottate da quest’ultimo.

Secondo il nuovo regolamento, il mix di due succhi di frutta dovrà avere un nome che ne rifletta necessariamente il contenuto: a titolo di esempio, una miscela composta dal 90% di mela e dal 10% di succo di fragola non potrà più essere etichettata semplicemente “succo di fragola” come avviene ora, ma dovrà essere denominata “mela e succo di fragola”. Un nome generico come “succo misto” potrà invece essere autorizzato nel caso siano presenti tre o più ingredienti di frutta.

Sempre secondo la nuova regolamentazione, i succhi di frutta non potranno contenere per definizione zuccheri o edulcoranti, al contrario dei “nettari”, che sono a base di purea di frutta con aggiunta di acqua. Al fine di evitare il pericolo di confusione non sarà consentita ai nettari che contengono dolcificanti artificiali (come ad esempio la saccarina) l’etichetta “senza aggiunta di zucchero”. Tale misura, oltre a favorire diete più sane, dovrebbe meglio tutelare i diabetici.

Inoltre, molti prodotti venduti come “succo d’arancia” contengono fino al 10% di succo di mandarino perché contribuisce a dare colore e gusto. Al fine di contrastare questa pratica scorretta molto comune in quei Paesi che detengono una grossa fetta di mercato come Stati Uniti e Brasile, tutti i succhi di arancia, sia quelli importati che quelli prodotti nell’UE, dovranno essere puri e venduti come tali, oppure dovranno includere il mandarino nel nome del prodotto.

E’ bene precisare come tutti i prodotti immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento, potranno essere venduti ancora per tre anni. Gli Stati membri avranno invece 18 mesi di tempo per aggiornare la loro legislazione nazionale

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